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Allevamento Ornitologico Amatoriale Eos di Francesco Stuppello

Il Mio Incontro con l’Organetto

Organetto Bruno Perlato - Allevamento Francesco Stuppello 24AR

Mi chiamo Francesco Stuppello e sono di Tortora, un piccolo centro della Riviera dei Cedri che si estende dalle acque del mar Tirreno ai monti del parco nazionale del Pollino, anche se da circa un anno vivo ad Acquappesa, in una verde campagna affacciata sulle acque azzurre del Tirreno, in cui non di rado, quando l’orizzonte del mare è sereno, si possono ammirare le isole Eolie e in alcuni periodi dell’anno anche la Sicilia.

Oggi condividerò con Voi appassionati di pennuti, il mio incontro con un simpatico fringillide... l’organetto.

La prima volta che venni a sapere dell’esistenza di una specie di uccello denominata organetto fu nella seconda metà degli anni novanta, quando chiedendo a un appassionato di volatili della mia zona, quale fosse il nome italiano dell’uccello che in dialetto tortorese chiamiamo “minùocciulu”, lui con tono deciso rispose... “si chiama organetto”. Che nome buffo per un uccello, fu il mio primo pensiero, ancora non ero a conoscenza dell’esistenza del trombettiere e della passera scopaiola...
Qualche tempo più tardi su alcune schede ornitologiche, avute in regalo da un amico, vidi per la prima volta la foto di un organetto e subito mi resi conto che l’uccello ritratto non era un minùocciulu.
In realtà qualche anno dopo ho scoperto che "lu minùocciulu" in italiano si chiama fanello, per anni apparentato con l’organetto nel in un comune genere.
Scoperto l’errore e riposte le schede, presto mi dimenticai dell’organetto.

Le Moire però avevano per me riservato un diverso epilogo con l’organetto e tutto iniziò in una sera dell’ottobre del 2001, quando lungo la mia strada ornitologica incontrai Domenico Carlomagno.
In realtà, io quella sera non cercavo né organetti né Carlomagno, mi ero semplicemente recato presso il suo negozio solo per compiere la mia prima iscrizione alla F.O.I. e poiché Domenico era il delegato dell’Associazione Ornitologica Potentina a me più vicino, mi recai da lui.

Quell’incontro fu il mio bivio ornitologico, l’incrocio in cui svoltò la mia strada di giovane ornitofilo; in pratica ero arrivato nel posto giusto al momento giusto, ma soprattutto avevo incontrato la persona giusta.

Domenico mi sembrò subito diverso da tutte le altre persone appassionate di ornicoltura incontrate fino ad allora. Da subito mi parlò dei suoi organetti, mostrandomi degli articoli da lui pubblicati su Italia Ornitologica e con una cortesia più unica che rara fece delle fotocopie degli scritti in modo che, poi con calma, avrei potuto leggerli. Per lui ero un perfetto sconosciuto ma fui trattato come il migliore degli amici. Oltre agli organetti Domenico mi parlò di mostre, alimentazione, tecniche di allevamento, aprendo per me una finestra su un mondo fino ad allora sconosciuto. Dalle sue parole traspariva, la gioia e la passione, di chi coltiva quest’hobby senza gelosie, senza lucro, senza ipocrisie e senza giri di parole, ti parlava di ciò che sapeva, con la voglia di chi lo vuole condividere con te.
Quella sera conobbi una nuova ornicoltura, Domenico, ma soprattutto l’organetto.

In realtà di organetti dal vivo non ne avevo visto nemmeno una piuma, però senza nemmeno rendermene conto quel fringillide da lì a poco sarebbe entrato prepotentemente nella mia vita ornitologica.
Il primo incontro fu a Paola, durante la manifestazione specialistica “Il Salone dei Fringillidi”, la prima mostra ornitologica da me visitata insieme al mio nuovo amico, Domenico. Subito, al nostro arrivo in mostra, mi mostrò orgoglioso i suoi pluripremiati organetti; anche se a dire il vero non mi colpirono particolarmente, in quel periodo avevo in testa solo diamanti e canarini, quegli uccelli poco appariscenti non rientravano nei miei gusti.

Qualche settimana più tardi fui invitato da Domenico a visitare il suo allevamento, e da quel momento è diventato uno dei miei migliori amici, non solo nell’ornitologia ma nella vita. Frequentando il suo allevamento non fu possibile non cadere nell’attrazione verso gli organetti che con voli aggraziati e piroettanti acrobazie pullulavano le sue voliere. Recarmi da lui divenne per me una consuetudine, quei graziosi uccelli divennero per me un chiodo fisso.
Con la mia fervida curiosità, posi a Domenico mille domande, su allevamento, gestione della specie, esposizione alla mostre, alimentazione, accoppiamenti etc. e lui, con la sua pazienza e con certosina precisione, rispose sempre in modo esaustivo, arricchendo il mio bagaglio culturale ornitologico. In pratica, grazie a Domenico, con gli organetti passai dall’asilo nido all’università in un solo anno, almeno in teoria, perché in pratica le cose andarono diversamente!

L’anno seguente con l’acquisto di due coppie iniziai la mia avventura con questi graziosi fringillidi. Purtroppo nonostante il mio impegno e i consigli di Domenico, per diversi anni nel mio allevamento non avvenne nessuna schiusa. Negli anni successivi altri né arrivarono, ma la musica non cambiò, anzi peggiorò, specie quando su dieci organetti acquistati in lungo e in largo per “lo stivale”, mi ritrovai con otto maschi e due femmine. Di sicuro se non avessi avuto la testa dura da buon calabrese, avrei abbandonato il progetto, ma nonostante i fallimenti, non mi arresi.

Nidiata di giovani Organetti - Allevamento Francesco StuppelloLa mia attesa terminò solo nel giugno del 2006, la stagione cove era ormai al termine, una stagione che mi aveva regalato tantissimi verdoni e lucherini, una stagione per me esaltante in ogni specie ad eccezione dei soliti organetti, che tanti definivano di facile allevamento, ma che da me, di riprodurre, non ne avevano mai voluto sapere, mai fino a quei primi giorni d’inizio estate, quando ormai il sole cocente della Calabria iniziava a bussare, la mia vecchia organetta costruì senza nessun preavviso, un bel nido in uno dei cestini di vimini messi a sua disposizione. Che emozione, prima la deposizione, poi la cova. Alla speratura le quattro uova deposte risultarono tutte feconde, non riuscivo a crederci, ed infine la schiusa, tutto procedeva per il verso giusto, ma sul più bello le cose mutarono il loro percorso, in pochi giorni tre dei quattro piccoli morirono e con loro la paura di fallire nuovamente fece ritorno. Fortunatamente così non fu, il piccolo fu svezzato e superò la muta senza problemi, e durante la stagione espositiva mi regalò anche il titolo di vice campione regionale 2006. Poiché spesso ho l’abitudine di dare nomi agli uccelli che per un motivo o per un altro mi hanno colpito, quel piccolo organetto lo chiamai Adelino. Adelino fu il primo, il primo di una lunga serie, chissà se non fosse nato non avrei più allevato organetti, ma la storia si sa, non si fa ne con i se ne con i ma.

Negli anni successivi, di organetti nel mio allevamento ne sono nati tanti, fino a diventare la specie più allevata, in pratica oggi, nonostante le restrizioni della Legge Regionale della Calabria sugli indigeni, la maggior parte degli uccelli presenti nel mio allevamento sono organetti.
Allevo questo uccello, nella sottospecie cabaret in quasi tutte le mutazioni ed interazioni ad oggi presenti, cercando di selezionare al meglio sia la forma che l’espressione fenotipica.
Io amo definirli gli spartani, perché li voglio forti, rustici e tipici, proprio come un tempo Sparta “selezionava” i suoi abili guerrieri. La mia passione e la mia testa dura, nel tempo hanno avuto ragione, decine di uova si sono schiuse dopo Adelino, coccarde ed attestati sono arrivati nel mio allevamento, da ogni mostra in cui ho esposto i miei organetti, sfiorando per ben due volte il titolo mondiale, in cui nonostante un 93 punti a Piacenza mi sono dovuto accontentare (si fa per dire), della “medaglia d’argento”.

A volte la vita scorre per anni senza nessun cambiamento, poi arrivano quelli che io definisco i cinque minuti che ti cambiano la vita, i miei, ornitologicamente parlando, arrivarono in una fulgida sera d’ottobre, in un negozio di ferramenta, quando incontrai un allevatore, diverso dagli altri, e i suoi uccelli.

A questo punto ti ringrazio caro lettore, per aver letto il mio primo articolo scritto per una rivista, perché se sei arrivato fin qui vuol dire che ti è piaciuto, diversamente avresti già girato pagina.
Ho voluto condividere con Voi la mia esperienza e con essa il messaggio, di non arrendersi mai, perché anche dopo tanti fallimenti, può scattare quelle scintilla che ti infiamma.

Prendendo in prestito le parole di uno spot di qualche anno fa, interpretato da un noto sportivo italiano: "Pensa se non ci avessi provato..."

Articolo pubblicato su Italia Ornitologica Nr 12 Anno 2011


Francesco Stuppello

Francesco Stuppello

Allevamento Ornitologico Amatoriale EOS | R.N.A. 24AR
Allevo lucherini testanera topazio, ancestrali e diluiti; canarini agata opale gialli e isabella opale gialli; canarini scotch gialli, bianchi e cinnamon; diamanti di Gould. Sono un allevatore F.O.I. dal 2002, socio all'A.O. Cosentina dal 2006, dell'Orniexpò dal 2014 e dello Scotch Canary Club Italiano dal 2017. Nel mio Palmares ho collezionato: 119 primi, 95 secondi, 28 terzi, 6 campioni razza e 11 premi speciali.
Nelle grandi competizioni ho conseguito: 2 medaglie ai Campionati del Mondo, 9 ai Campionati Italiani, 32 ai Campionati Regionali, 29 a Fringillia, 79 al Salone dei Fringillidi e 8 alle Mostre Internazionali.
Info 366.1385153 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | Acquappesa (CS)| Calabria - Italia

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