Allevamento Francesco Stuppello | Acquappesa (CS)

Indagine sul Negrito della Bolivia

Negrito della Bolivia (Carduelis Atrata)

Un colpo di fulmine, esattamente come avviene tra due persone che si innamorano a prima vista, è ciò che accade ad ogni appassionato di fringillidi quando vede per la prima volta un Negrito della Bolivia (Spinus atratus d'Orbigny & Lafresnaye, 1837).

Quando nel 2002 iniziai la mia avventura nel mondo delle mostre, non avevo mai visto un Negrito della Bolivia dal vivo, ne avevo mai sentito parlare di questo folletto nero, in quel periodo, anche se lontano solo pochi anni, il web ornitologico muoveva i primi passi, i siti web specializzati in ornitologia erano veramente pochi e principalmente avevano come tematica i canarini, quindi, era difficile imbattersi in questa specie che era anche scarsamente allevata in Italia. Fin quando un giorno approdai sul sito di Massimo Natale e per la prima volta vidi, si fa per dire, il Negrito della Bolivia. Certo, le foto del sito non erano stupende come quelle della rivista Alcedo, che soprattutto grazie a Massimo vedeva muovere i primi passi proprio in quel periodo, ma c’era un bell’articolo su quella specie per me nuova, che lessi tutto in un fiato, e dal quale capii che non era affatto semplice da allevare.

Dopo qualche tempo, incontrai lungo il mio cammino ornitologico una persona speciale che avrebbe inciso molto sul mio percorso formativo, ornitologicamente parlando, Domenico Carlomagno. Da lui appresi tantissime notizie sul mondo dell’ornitologia e tra queste, che i negriti allevati costavano molto, a buon prezzo si trovavano solo quelli di cattura provenienti dal sud America, ma era difficile farli sopravvivere, ancor di più farli riprodurre. Domenico fu molto chiaro, ed io capii benissimo che per il momento era meglio desistere dall’idea di portare a casa dei negriti. Ad ogni modo, il negrito mi attraeva, ne parlavo spesso con gli amici, ma dal vivo non ne avevo mai visto una piuma.

Nell’agosto del 2005, insieme al prode Domenico e l’amico Michele Sarubbi ci recammo presso un nuovo negozio aperto da pochissimo a Prato Perillo di Teggiano, il negozio non era proprio dietro l’angolo, ma la curiosità era tanta e di buon mattino si partì alla volta del Vallo di Diano. Li, feci la conoscenza del proprietario del negozio, il simpaticissimo Mario Carrano, che orgoglioso ci mostrò il suo negozio e come se ci avesse conosciuti già dall’infanzia ci tratto come vecchi amici, fu proprio li che in un gabbione per la prima volta vidi dei negriti della Bolivia e subito chiesi il costo, ma come previsto era sempre un tantino alto e nonostante l’acquolina in bocca, tenni le manine ferme.

Dopo quell’incontro man mano il desiderio svanì con il passare del tempo, fin quando un giorno nel controllare la posta elettronica mi arrivò un messaggio da un carissimo amico Cesare Frangella, che dopo le consuete domande di routine mi contattava per raccontarmi che con altri amici avevano deciso di fondare un club sulla specializzazione del Negrito della Bolivia, e che volevano che io ne facessi parte. Il Negrito dopo anni bussava nuovamente alla mia porta, ma io lo lasciai sull’uscio. Ringraziando Cesare per l’invito, declinai la proposta e decisi di continuare la strada che nel 2009 avevo deciso di percorrere, ovvero di diventare un allevatore mono specie e di concentrare tutte le mie risorse ed il mio impegno sull’organetto.

Visti i tanti successi ottenuti con gli organetti, la mia scelta fu premiata. Però come si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, e così, quando nell’autunno del 2010 per motivi di cuore mi trasferii ad Acquappesa, il Negrito ribussò alla mia porta! Anche questa volta nelle vesti di Cesare Frangella, e così mi feci trascinare nella fondazione del club e di conseguenza nell’acquisto della mia prima coppia!

Contattai uno dei migliori allevatori della specie in Italia, Massimiliano Esposto e prenotai una coppia da ritirare a Fringillia. Prima di contattare Massimiliano, a dire il vero, ero stato anche in visita da un altro bravissimo allevatore che vive a poca distanza da casa mia, Franco Lanza, ma purtroppo Franco non aveva soggetti da cedere, mi dovetti accontentare di vedere i suoi bellissimi negriti e raccogliere qualche prezioso consiglio sulla gestione dell’allevamento.

Nell’attesa di Fringillia, iniziai, come di consueto, a documentarmi al meglio sulla nuova specie, su come alloggiarli e come alimentarli. Finalmente Fringillia arrivò e con lei Massimiliano ed i miei primi negriti, ma quando i due folletti neri furono nel mio trasportino notai una cosa che non avevo previsto, quei negriti erano diversi da come io li avevo sempre visti, erano negriti in tutto e per tutto, ma avevano una taglia più piccola ed il nero meno acceso rispetto quelli visti da Franco Lanza o da altre parti fino ad allora.
Pensate che li lasciai a Massimiliano? Nemmeno per sogno, me li portai felicemente a casa ed iniziai a documentarmi meglio sulla specie.

Tutti i testi in mio possesso descrivevano il Negrito della Bolivia come monospecico, quindi non esistevano sottospecie, ma se non esistevano sottospecie, quelli di Massy da dove erano venuti?

Un giorno, durante una serata in pizzeria, parlando del mio neo acquisto con gli amici, Michele Bruno mi chiese “ma sono i piccoli o i grandi?”, Michele inavvertitamente scatenò in me ulteriore curiosità, se Michele mi poneva quella domanda, pensai, che dei cosiddetti piccoli in giro, se pur nelle scarse presenze con cui appare la specie, ce ne sono altri, quindi probabilmente ne esistono di più taglie! Così cercai meglio in vari testi, lessi e rilessi riviste, ma niente! Tutti concordano che il Negrito della Bolivia non ha sottospecie! Allora penserete che mi arresi? Evidentemente non mi conoscete abbastanza! Nemmeno per sogno, intrapresi una ricerca sul campo ed iniziai a contattare allevatori sudamericani per chiedere delle loro conoscenze sulla specie.

Così, contattai Hector Camapaza, un appassionato peruviano del negrito, che mi confermò che i negriti che vivono in Bolivia ed in Perù sono di taglia inferiore a quelli argentini e cileni, ma non aveva le basi per affermare dell’esistenza di una o più sottospecie! La cosa mi confuse ulteriormente, perché mai c’erano queste differenze di taglia tra loro? Così contattai un appassionato argentino Juano Grassi, che mi spiegò che secondo quello che aveva potuto vedere in Argentina, esistevano più tipi di Negrito della Bolivia, diversi tra loro per taglia, intensità di nero e soprattutto di lipocromo, spiegando che le zone in cui risiedono i negriti in Argentina sono Mendoza, Salta, San Juan. Mi riferì che lui non aveva visto i negriti dal vivo in natura, ma che gli avevano riferito gli importatori che i soggetti di Bolivia e Perù erano più grandi e brillanti rispetto agli argentini, ma non poteva confermare di persona la cosa, in quanto lui non poteva sapere con certezza la provenienza di quei soggetti visti presso gli importatori.

Grassi riferiva una tesi opposta a quella di Camapaza, però nonostante le due teorie erano contrapposte, confermavano una cosa, che esistevano almeno due tipi di negriti, e che quelli di taglia piccola hanno colori più spenti di quelli grandi, sia nelle melanine che nei lipocromi, esattamente come i miei.

In ogni caso non ritenevo la ricerca conclusa e fu così che girando e rigirando mi sono imbattuto in quello che per tanti è ritenuto il miglior conoscitore al mondo della specie, lo spagnolo Fernando Dolset.

Dolset gentilmente mi spiegò che aveva osservato i Negriti della Bolivia in natura, in Perù, Bolivia e Argentina, e aveva notato differenze sostanziali in termini di dimensioni e colori, confermando che i soggetti più scuri e brillanti e quelli più opachi esistono anche allo stato selvatico, ma in base alla sua esperienza, riteneva che sono da considerare come delle differenze individuali, ma non esistono sottospecie.

Esposi a Dolset la mia teoria sul negrito, ipotizzando che la specie potrebbe essere un caso analogo a quello del ciuffolotto, che ha una popolazione endemica nel sud Italia definita ciuffolotto appenninico, non ritenuta una sottospecie (almeno non da tutti), pur essendo molto diversa dalla specie nominale per taglia e lipocromo.

Dolset definì interessante la mia ipotesi, ma secondo lui non era il caso del negrito, poiché questa è una specie in continuo movimento e che spesso cambia zona dell’areale, in base alle condizioni di temperatura e cibo. Lui riferì che dal vivo non aveva mai visto soggetti cileni e che su internet aveva letto che alcuni misuravano 14 centimetri, ma non avendo un riscontro reale, non poteva confermare l’esistenza di una sottospecie.

Girando sul web trovai un appassionato brasiliano che sosteneva addirittura l’esistenza di quattro sottospecie, però senza avere dati certi.

Dai dati raccolti non si può definire che esistano sottospecie, anche se i soggetti di piccola taglia e di grande taglia esistono sia in allevamento che in natura, chissà... forse è l’inizio della nascita di una sottospecie, ma ancora ci vorrà qualche migliaio di anni per esserne certi… Ai posteri l’ardua sentenza!

Francesco Stuppello

Francesco Stuppello

Allevamento Ornitologico Amatoriale | R.N.A. 24AR
Allevo per passione LUCHERINI TESTANERA topazio, ancestrali e diluiti; CANARINI agata opale gialli e isabella opale gialli; CANARINI SCOTCH FANCY gialli, bianchi, verdi, ardesia, fawn e cinnamon; DIAMANTI DI GOULD ancestrali e lutino a testa rossa e testa nera. Sono un allevatore F.O.I. dal 2002, socio all'A.O. Cosentina dal 2006, dell'Orniexpò dal 2014 e dello Scotch Canary Club Italiano dal 2017. Nel mio Palmares ho collezionato: 132 primi, 97 secondi, 29 terzi, 8 campioni razza e 11 premi speciali.
Nelle grandi competizioni ho conseguito: 2 podi ai Campionati del Mondo, 9 ai Campionati Italiani, 9 alle Mostre Internazionali, 32 ai Campionati Regionali, 32 a Fringillia, 80 a Il Salone dei Fringillidi.
Info 366.1385153 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. | Acquappesa (CS)| Calabria - Italia

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