Il Ciuffolotto Europeo sottospecie Ardenne

di Massimiliano Esposto

Ciuffolotto delle Ardenne Femmina - Foto Esposto Massimiliano

Questa particolare sottospecie del Ciuffolotto Europeo in natura è tipico della omonima vasta area collinare e fittamente boscosa che si estende tra il Belgio ed il Lussemburgo, raggiungendo anche la Francia.
La caratteristica principale di questa sottospecie, peraltro comune anche a quella dei Pirenei e dell’Appennino, sono le ridotte dimensioni. Di fatto si tratta delle sottospecie più piccole del comune ciuffolotto europeo.
Talvolta, in Belgio, nei mercatini è possibile reperire qualche esemplare di questo ciuffolotto “bonsai” che in lingua francofona è chiamato bouvreil pivoine.

Date le peculiarità delle diverse sottospecie del ciuffolotto europeo sarebbe bello se nel tempo queste si potessero precisamente classificare tutte come è già stato realizzato per il Cardellino. L’auspicio è che anche gli allevatori possano contribuire alla realizzazione di un documento corredato da grafici e fotografie in grado di evidenziare le sfumature e le piccole differenze che intercorrono tra le diverse sottospecie.

In passato ho sempre visto questi ciuffolotti come delle delicate miniature dei possenti ciuffolotti major o dei grossi soggetti alpini. Forse perché un mio caro amico che spesso andava in Belgio ne riportava sempre a casa qualcuno ed ogni volta che mi vedeva mangiarmeli con gli occhi davanti alle sue gabbie immancabilmente mi ripeteva : “ Massy lascia perdere che questi ciuffolotti non sono affatto longevi ed è già tanto complicato mantenerli in salute”.
Ormai sono quasi 20 anni che allevo ciuffolotti e grazie alle esperienze maturate nel tempo preferisco formarne solo un paio di coppie a stagione da destinare ad alloggi idonei alla loro riproduzione. La maggior parte delle voliere di cui dispongo infatti, per molteplici fattori non sono adatte per allevare questi uccellini.

All’inizio, come gran parte degli appassionati, mi sono dedicato ai ciuffolotti alpini e subito dopo ai major, che erano di gran lunga meno delicati dal punto di vista delle malattie, specialmente quelle respiratorie. All’epoca era stata da poco scoperta la cura della rubrocillina con la quale si poté brillantemente curare questa piaga del loro allevamento che di fatto ne limitava anche la diffusione negli allevamenti. Di seguito ampliai l’allevamento con i primi soggetti mutati.
Dopo la sfortunata perdita di una stratosferica ciuffolotta topazio pastello bruna che personalmente ritengo uno degli uccelli più belli che abbia mai visto e che ho avuto la fortuna di possedere, la mia nuova ed incalzante “passione” per gli spinus mi spinse a trasferire le ultime coppie di ciuffolotto da un mio amico allevatore, nonché vicino di casa, in modo da poterli continuare ad ammirare di frequente pur non potendoli più allevare per problemi di spazio.
Sono sempre stato testardo e per quanto tenga in buona considerazione i pareri ed i consigli delle persone competenti e più esperte, ho sempre sentito l’esigenza di cimentarmi in ogni nuova sfida ornitologica in prima persona per poi trarne i giusti insegnamenti.

Già negli anni ‘90 riuscivo senza troppe difficoltà a riprodurre i ciuffolotti alpini. In quel periodo era quasi impossibile trovare soggetti nati in cattività e l’evoluzione della mangimistica non era neanche paragonabile agli attuali livelli. Era difficile anche reperire valide nozioni sull’allevamento di questi fringillidi (all’epoca non conoscevo internet e la sua incredibile velocità di scambio delle informazioni). Ragion per cui, armato di tanta buona e santa pazienza, ho maturato le mie esperienze pratiche, commettendo qualche errore ma anche raggiungendo piacevoli soddisfazioni riproduttive.
Non so quante volte ho perlustrato “centimetro per centimetro” i campi intorno alla mia casa in campagna per trovare le preziose lumachine di cui le nutrici andavano pazze, quante volte mi sono fatto avanti e indietro il vigneto di casa per trovare le erbe prative migliori e quante volte andavo nel giardino di un convento a prendere gli sfilacci di cocco per fornire il giusto materiale per i nidi.
Meglio non perdersi troppo nei dolci e cari ricordi e tornare al presente.

Esattamente quattro anni decisi di andare a Zwolle in Olanda dove annualmente si tiene una grossa fiera. Fu proprio durante la visita a quella mostra che mi trovai sotto gli occhi 3 “fantastici” ciuffolotti delle Ardenne, per l’esattezza un maschio e due femmine pastello-bruno.
Caspita!!! non solo avevo trovato i tanto desiderati ciuffolotti bonsai ma davanti ne avevo perfino due mutati. Presumibilmente la mutazione era stata traslata attraverso il meticciamento con soggetti mutati appartenenti alla sottospecie major o alpina ma i tre apparivano davvero tipici.
Purtroppo però la salute dei soggetti mi lasciava molto perplesso. Le due femmine erano sempre sul fondo della gabbia in evidente stato di sofferenza. Solo il maschio, molto giovane (aveva solo una piumetta rossa sul petto), pur non manifestando un gran bell’aspetto riusciva almeno a stare dritto sui posatoi.
Li aveva un negoziante olandese e comunicare con lui era quasi impossibile ma quando li presi in mano per il classico “esame diretto” dei soggetti notai che tutti si presentavano molto magri e col ventre arrossato. A malincuore desistetti dallo scellerato acquisto poiché quando i ciuffolotti presentano occhio socchiuso e generale apatia è praticamente impossibile, stando alle mie esperienze, rimetterli in piena condizione.

Passai e ripassai davanti a loro durante tutta la mattinata “sperando” che i soggetti fossero più vivaci ma mai nessun segnale positivo. La fortuna volle che, non avendo fatto altre spese, prima di prendere la strada del ritorno decisi di andare a vederli un’ultima volta poiché qualcosa in testa mi ronzava già dalla prima mattinata.
Niente da fare, nonostante tutti gli scongiuri, il giovane maschio restava fermo immobile come una statuina, triste sul posatoio mentre le femmine erano ancora li sul fondo tutte arruffate e sonnacchiose.
A quel punto decido di fare l’ennesima “presunta” cavolata e mi prendo il maschietto e la femminuccia messa “meno peggio” pur nella convinzione di non riuscire a portarli vivi a casa.
Invece la coppia a casa ci arrivò e allora decisi di alloggiarla in un gabbione da 120 cm.

Ciuffolotto delle Ardenne Mutato - Foto Esposto MassimilianoA loro disposizione un misto con una dose extra di perilla e girasole, bacche di pyracantha e un multivitaminico nell’acqua. Li collocai nella zona più alta della batteria di gabbie e più lontana dalla porta d’ingresso in modo che potessero stare il più tranquilli possibile.
Quando tornai il giorno dopo ero già preparato al peggio ma con mio stupore notai che i soggetti erano vivaci anche se la femmina ancora se ne stava un po’ impallata e l’occhio non era dei migliori.

In due settimane i miei ciuffolottini si ristabilirono quasi del tutto riuscendo persino a completare la muta nei mesi successivi. Fu così che all’inizio della stagione riproduttiva i due sembravano in ottima forma.
Dico “sembravano” perché la femminuccia pastello-bruno, purtroppo, non ne volle sapere nemmeno di abbozzare un nido, poi a settembre ebbe una improvvisa ricaduta e morì.

Tutto da rifare ……. l’anno seguente nuova spedizione in Belgio dove capitammo in un piccolo negozio di animali perché era mia intenzione comprare alcune gabbiette da esposizione realizzate in legno tipiche di quel paese di cui di cui sono appassionato collezionista.

D’improvviso “me” li ritrovo davanti. Stavolta si trattava di soggetti decisamente più forastici ma almeno quanto meno molto tipici e perfettamente sani. Non ci penso troppo su e subito scelsi una femmina giovane per riformare la coppia (nonostante l’anellino inamovibile preferisco sempre guardare la base inferiore del becco per avere conferma che effettivamente si tratta di un novello).
Una volta a casa misi la femmina nella voliera dove avevo già alloggiato il maschio e subito mi accorsi del suo carattere troppo agitato. La cosa mi lasciò molti dubbi sulle effettive possibilità riproduttive della coppia. Tuttavia avevo davanti a me ancora ancora qualche mese per ammansire la nuova arrivata e aver cura che i soggetti arrivassero in buone condizioni alla prossima primavera.
A metà aprile, durante una periodica ispezione, mi accorsi che la femmina era sparita e perciò entrai nella voliera per controllare se fosse successa qualche disgrazia. Con mio grande stupore la ritrovai nel folto dei rami di cipresso che avevo messo al suo interno, intenta a covare in un nido interamente abbozzato da lei con ramoscelli e sfilacci di cocco su una biforcazione naturale.
Non potevo credere ai miei occhi, data l’indole del soggetto non avrei mai potuto sperare tanto, il bello poi è che forse per colpa del “bosco” che avevo ricreato all’interno della voliera non mi ero neanche accorto di nulla!!!
Dopo qualche giorno, durante il normale giro di ispezione, scorsi un piccolo guscio d’uovo ben mimetizzato tra alcuni sassolini in un angolino posto dall’altro lato della voliera. Capii che era successo qualcosa ma per timore di spaventare la nutrice lasciai tutto com’era. Dopo un paio di giorni, verificato che la femmina non si muoveva dal nido, decisi di entrare a dare uno sguardo al nido nel quale, con mia grande meraviglia, facevano capolino 5 vispi pulletti di qualche giorno. Tra questi poi c’era una femmina pastello-bruno!

Impossibile descrivere l’emozione del momento. Purtroppo il giorno dopo quando entrai per anellare i piccoli ebbi l’amara sorpresa, la femmina aveva abbandonato il nido lasciando al freddo la prole. Per i primi 3 non ci fu più niente da fare mentre i 2 più piccoli (tra cui la femminuccia pastello bruna) risultavano ancora vivi sebbene molto debilitati.
Subito li affidai ad una canarina che ligia al suo dovere di balia si prese cura di loro. Durante i primi giorni integrai la dieta dei piccoli con qualche somministrazione diretta nel becco a base di “succo” di camole del miele. I soggetti recuperano ben presto una accettabile condizione ma ahimè attorno ai 21 giorni la piccola pastello bruno andò in crisi. La sua crescita si arrestò determinandone una rapida morte nonostante i miei nuovi tentativi di imbeccarla a mano.
Nel frattempo la femmina costruì un altro nido a 10 centimetri dal tetto della voliera. Sembrava quasi si impegnasse a cercare un sito che mi rendesse impossibile interferire col suo operato.
Molto bene” pensai… “forastica, schizzinosa ed anche permalosa”… anche questa volta non sarebbe stato affatto facile.
Aspettai nuovamente di vedere qualche guscio a terra o di notare il maschio con il classico gozzo stracolmo di cibo ma nulla, poi qualche giorno dopo trovai un pullo di circa 4/5 giorni a terra morto.
A quel punto decisi di intervenire ispezionando il nido anche perché dovevo anellare i soggetti, ma sulla scorta della precedente esperienza (abbandono del nido) e non nutrendo molte aspettative su come la femmina avrebbe reagito alla vista degli anellini colorati scelsi senza pensarci troppo di affidare tutto ad una balia. Tra l’altro stando al luogo del ritrovamento del pullo morto era evidente che il piccolo era stato allontanato dal nido e non accidentalmente caduto.
Con questa intenzione, quindi, allungai la mano verso il nido posto in alto per sentire se e cosa ci fosse al suo interno e per mia fortuna sentii sotto le dita due paffuti piccoletti che immediatamente finirono sotto ad una fidata canarina.
Si trattava di due soggetti ancestrali ma fui comunque contento poiché riuscii ad anellarli in tempo utile. I piccoli erano in salute ed i canarini non faticano troppo a svezzarli sebbene saltuariamente fornissi qualche personale aiutino tanto per stare più sereno.
La coppia effettuò anche una terza covata da cui recuperai altri 2 soggetti. Questa volta la femmina non abbandonò il nido ma per sicurezza decisi di riaffidare la preziosa prole ad una balia. Ad onor del vero i pulli inizialmente erano 3 di cui una piccola femmina mutata ma, misteriosamente, quando mi decisi a recuperali, la pastello bruna era sparita.

Novello di Ciuffolotto delle Ardenne - Foto Esposto MassimilianoQuell’anno, tra tante peripezie, riuscii a svezzare cinque soggetti che successivamente si rivelarono quattro maschi ed una femmina. L’anno seguente destinai alla riproduzione soltanto due coppie: quella di adulti ed una formata da novelli. I giovani non diedero i risultati sperati (4 covate da 5/6 uova sempre chiare) mentre i vecchi riproduttori si rivelarono contrariamente all’anno precedente soggetti eccezionali ed infallibili regalandomi tantissime emozioni.
La femmina, pur rimanendo forastica e schiva, accettò di buon grado le mie ispezioni al nido ed anche gli anellini colorati mentre il maschio era sempre pronto ad imbeccare la compagna ed i piccoli. Su un totale di tre nidificazioni i miei ciuffolotti hanno allevato da soli ben 13 piccoli senza alcuna perdita eccetto due uova andate distrutte perché per due giorni consecutivi la femmina intenta a deporre lasciò il nido spaventata dalla mia presenza finendo col deporre dal posatoio. Per motivi di tempo, purtroppo, sono costretto ad eseguire il primo giro di somministrazione degli alimenti freschi di buon ora al mattino proprio mentre qualche femmina sta ancora deponendo.

Dai 13 soggetti ho ottenuto 4 dolcissime e docilissime femmine pastello bruno e 9 maschietti probabili portatori. Ho esposto una delle femmine quest’anno a Fringillia ottenendo 92 punti ed una bella coccarda.

Dal punto di vista alimentare fornisco ai miei ciuffolotti la normale miscela che uso per gli spinus alla quale aggiungo cartamo e girasole alternandola ed integrandola con un pastone/pasto unico che sto sperimentando da oltre un anno e col quale mi sto trovando molto bene. I miei ciuffolotti lo divorano specie se fornito bagnato.
Quando disponibili distribuisco anche bacche di pyrachanta e le varie erbe prative di stagione. Durante la fase di allevamento fornisco germinati, frittatina, piselli, mais dolce mescolati assieme “asciugati” con pastone/pasto unico e 3 cucchiai da caffè di un altro pastoncino che contiene proteine animali. Integro con un preparato di erbe officinali in polvere, spirulina e olio di fegato di merluzzo mescolando tutto per bene. Durante i primi 5 giorni di vita dei pulli integro la razione di germinati con dei buffalo decongelati nella dose di uno/due cucchiaini da caffè ad ogni somministrazione.
In inverno, di contro, cerco di fornire un’alimentazione molto spartana anche se nei periodi di freddo intenso metto a disposizione di tutti i miei ospiti generose dosi di girasole nero per fornire loro più calorie. A completare la dieta dei miei ciuffolotti lascio sempre qualcosa da sgranocchiare come mela, carota, bacche, erbe prative, broccoletti tutti molto graditi.

Massimiliano Esposto

Allevatore I.E.I.

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