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Cardellino Agata

Cardellino Agata

Se il Cardellino con il suo canto melodico e i colori netti e brillanti è il re dei fringillidi, il cardellino agata con i suoi contrasti di bianco e nero, contornato dal rosso della maschera e il giallo delle ali è sicuramente il re dei cardellini mutati.

Il fenotipo agata è dato da una mutazione sesso legata generata dalla trasformazione del gene rd+ del cromosoma X del  fenotipo ancestrale, in rda del fenotipo agata; per questo motivo è più facile ottenere prole mutata di sesso femminile che maschile, poiché mentre nel primo caso basta la sola mutazione del cromosoma X a determinare il nuovo  fenotipo, nel maschio solo in presenza di omozigosi e quindi di entrambi i  geni mutati, il fenotipo apparirà come agata, diversamente con un solo gene mutato, saremo di fronte ad un ancestrale portatore di agata, che a tutti gli effetti appare come ancestrale.

La mutazione Agata aggredisce le sole melanine, lasciando inalterato il colore dei lipocromi; la feomelanina viene ridotta quasi a scomparire nei punti in cui non si presenta in modo marcato nell'ancestrale, mentre l’eumelanina nera subisce una riduzione quantitativa e non qualitativa, per questo motivo, in alcune zone, specie nella croce, il nero si assottiglia ma non muta colore. Ovviamente, date le differenze di quantità feomelaniche in cui differiscono le varie sottospecie, avremo maggiori  possibilità di vedere una buon fenotipo agata nelle sottospecie nordiche, rispetto a quelle mediterranee che possiedono un elevato corredo feomelanico e per questo si esprimono al top nella mutazione bruno.

Descrizione del fenotipo

Un buon soggetto agata deve presentarsi con la feomelanina drasticamente ridotta, quasi totalmente scomparsa nei punti in cui nel fenotipo ancestrale è poco marcata, per questo, le guance e le zone retroculari saranno candide e prive di ogni infiltrazione di bruno nei soggetti migliori; il dorso per effetto della riduzione della feo dovrà apparire, nei soggetti migliori, grigio cenere, mentre i fianchi dovranno essere totalmente bianchi e puri, la quantità feomelanica dovrà essere presente solo sull’alto petto, dove il “fungo” dovrà presentarsi di colore beige chiaro, ma comunque presente nei soggetti migliori. Le  parti eumelaniche, come prima riportato,  subiranno una riduzione quantitativa e non qualitativa, e per questo motivo appariranno sempre nero brillante, stando attenti alla croce che per effetto della riduzione quantitativa tende ad assottigliarsi e a bucarsi in più punti, ad ogni modo, il giusto indirizzo selettivo va indirizzato verso soggetti con croci ampie e complete, prive di ogni minima interruzione.

Indirizzo di accoppiamento

Uno degli errori più ricorrenti negli accoppiamenti dei cardellini agata è il ricorso ai portatori, perché accessibili a prezzi  più contenuti, nulla di più sbagliato! L’agata è il primo fattore di riduzione e fa capo alla linea dei diluiti, per questo motivo non c’è di più sbagliato di far ricorso all’ancestrale per risparmiare sui costi, meglio una coppia in meno, ma di qualità, che  tante di poco valore, almeno secondo il  mio punto di vista!
I migliori soggetti sono quelli che presentano una riduzione della feo, che la porta alla quasi scomparsa in determinate zone del cardellino, come ad esempio le guance e i fianchi, diversamente ricorrendo all’ancestrale, un allevatore fa il percorso opposto, inserendo nuovamente feo li dove era stata tolta. Per questo motivo il migliore degli accoppiamenti per l’agata è agata per agata.

Va precisato che accoppiando due agata non basta per ottenere agata tipici, molto dipende dal livello selettivo dei riproduttori. A mio avviso anche l’accoppiamento con l’isabella o la lutino danneggia l’agata, diversamente sia gli isabella che i lutino possono trarre vantaggi dall’accoppiamento con l’agata. Ad ogni modo se proprio non vogliamo accoppiare in purezza l’agata, il migliore degli accoppiamenti eterozigoti resta quello con l’isabella, ma bisogna ricordarsi che è sempre riduttivo per l’agata.

Allelicità del gene agata

La mutazione agata è allelica alle mutazioni mascherato e lutino, poiché tutte hanno il loro gene mutante sullo stesso loco genetico rd del cromosoma sessuale X. In tutti i casi, il gene agata è dominante sia sul mascherato che sul lutino.

Considerazioni personali

Oggi sono veramente pochi gli allevatori che possiedono in allevamento soggetti agata veramente tipici, la sconsiderata mania di riportare su uno stesso soggetto più mutazioni  per aumentarne il valore commerciale ha rovinato gran parte dei cardellini agata presenti negli allevamenti. Purtroppo, nelle esposizioni sono sempre meno i soggetti tipici, mentre imperversano  gli agata dai dorsi beige, o peggio femmine talmente cariche di feo, da essere quasi indistinguibili dalle ancestrali, il mio invito agli allevatori che si cimentano in questa mutazione è di allevare in purezza questo tipo, non ricorrendo all’uso degli ancestrali in prims o di altre mutazioni in genere.

Bibbliografia:

Le Mutazioni del Cardellino di Massimo Natale e Leone Giuliano Pidalà

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